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Steve Roach: Skeleton Keys (CD)

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From Sound Contest Steve Roach, massimo esponente dell’ambient e della musica elettronica, ritorna al glorioso suono analogico con Skeleton Keys e The Skeleton Collection. Due dischi che insieme raccolgono e raccontano i risultati di dieci anni di lavoro spesi a creare e sviluppare nuove scenografie sonore solo con l’ausilio di sintetizzatori e sequencer analogici. Previo un paziente recupero e certosino assemblaggio dei migliori marchingegni forniti da synthesizers.com, produttore leader del settore, il veterano compositore californiano ha così rimesso mano a sintetizzatori, filtri, oscillatori e altre diavolerie elettroniche d’antan come non accadeva da prima della svolta epocale di Structures From Silence (1984). Il ritorno di fiamma per l’estetica analogica si accompagna, ovviamente, anche a quello per la corrente teutonica berlinese (i vari Klaus Schulze, Tangerine Dream e Cluster, tanto per intenderci), che tanta influenza ebbe sulla produzione del primissimo Roach al pari di quella immediatamente successiva esercitata da Brian Eno e Jon Hassell. Vero che un parziale avvistamento di tale “retromarcia” tecnologica e stilistica allignava tra le pieghe e i suoni di Spiral Meditations (2013) ma va da sé che con Skeleton Keys il cuore e la mente di Steve Roach saltano l’ostacolo in modo chiaro e ineccepibile, eligendo come stelle d’orientamento la “Berliner schule auf elektronische musik” e i corrieri cosmici degli anni Settanta. Sicuramente l’accostamento più preciso per dare un’idea del suono che percorre e abita queste otto tracce è quello del Klaus Schulze di Totem, prima traccia inclusa nell’album Picture Music del 1973. Partendo da tali canoni Steve Roach plasma, tuttavia, la sostanza elettronica delle sue creazioni in chiave brillantemente contemporanea, infondendo nel suono un messaggio e un’essenza polidimensionali, non solo “space-ambient” ma anche e soprattutto “inner-mind”, visto che il flusso strutturale delle composizioni sembra restituire l’immagine di un’avventurosa e misteriosa missione esplorativa nei meandri della corteccia cerebrale e del subconscio umano. Non appena partono i pulsar iridescenti e intergalattici di The Only Way In e le labirintiche scanalature a spirale di The Fuction Inside The Form la prima infallibile sensazione è quella di avere a che fare con un Roach raramente così dinamico e ritmico, così creativo e variopinto nel progettare con tasti, pulsanti e manopole architetture tanto avvolgenti e cangianti. Qui come nella cibernetica It’s All Connected (in cui si agitano anche lievi brezze chill out) o nella più “technoide” Outer Weave l’alchemica evoluzione-sovrapposizione di timbri elettronici, delay, echo-beat, loop ed effetti “quasar” generano il miracolo di una musica “radiale”, trasmessa direttamente dallo spazio. La bravura con cui il maestro riesce a portare alla fine l’opera senza mai ripetersi merita davvero un grande applauso. Infatti ancora diverse sono le atmosfere e le caratteristiche che contraddistinguono il volto sonoro di Symmetry And Balance (molto trance-pop, quasi alla maniera degli Orb), Saturday Somewhere (armonicamente ipnotica nella sua fluida ripetitività), Escher’s Dream Is Dreaming (circolare, oppiacea e cosmica come i più valorosi Tangerine Dream) e A Subtle Twist Of Fate (ambient che schiude le porte ad una sensualità aliena). In altre parole un disco di grande forza espressiva e abilità tecnica, grazie al quale Steve Roach rammenta a noi e a se stesso da dove è iniziata la sua grande avventura alla conquista dell’ambient elettronica e della sublime arte del soundscape. Complementare e in qualche modo esaustivo del racconto di tale impresa è invece The Skeleton Collection 2005-2015, che, come afferma lo stesso Roach, traccia le origini e i passaggi attraverso i quali è venuto poi alla luce il materiale di Skeleton Keys. La raccolta si compone di otto tracce di cui le prime cinque (quelle composte e realizzate nel 2005) sono più che altro bozze ed esperimenti utilizzati da Roach per mettere a punto l’armamentario analogico e investigare le proprietà effettistiche, cinetiche e puntillistiche che da esso potevano essere ricavate. Anche qui si nota un’evidente varietà di risultati e forme da brano a brano. La propulsione ritmica resta sempre in primo piano e addirittura in The Right Membrane sembra raggiungere picchi nevrotici. Estremamente elaborate e raffinate sono invece le ultime tre composizioni risalenti al febbraio del 2015, successive pertanto all’uscita di Skeleton Keys e qui documentate per testimoniare un’euforia creativa che raggiunge sorprendenti apici melodici in Something For Now e The Joy Of Sequence, quest’ultima quasi una variazione ancor più estatica del motivo chiave alla base di The Only Way In. Rating: 8/10 -Olindo Fortino
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